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THRESHOLD OF REVELATION

Dans la rue de pas perdus On oublie pas, on est juste un peu infidèle à son passé.
Nessun album fotografico.

My sweet drops....

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Alino Bha scritto:
noblesse oblige! :-)
23 Feb.
Federica Facchettiha scritto:
Incredibile! Ho visto la stellina sul tuo nome e come sempre ho aperto il tuo space per leggere il nuovo post. Mentre si apriva la finestra ho pensato " Devo dire a Ale che la canzone che ha messo come sottofondo è bella ma che è ora di cambiarla...."
22 Feb.
Ciaooo!!!bello il tuo blog!!  Cmq...ho visto una ragazza nelle foto ke ha un viso famigliare,somiglia moltissimo ad una raga ke conoscevo a Roma precisamente a Cesano di Roma.Adesso purtroppo nn ci abito più da 12 anniTriste..Se puoi mi fai sapere se è la Ilaria Vitto ke conoscevo...(l'ho vista nell'intervento del 21 dicembre)Grazie!!!passa dal mio blog se ti va ....
2 Ott.
valerio falchiha scritto:
 
Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti....
un saluto in onore dei vecchi tempi
ed un grosso in bocca al lupo per il futuro!!!!!
 
3 Feb.
Alessandraha scritto:
Ciao Ale,
Sono Alessandra!! 
Mi ha fatto davvero tanto piacere che tu mi abbia scritto, è tantissimo che non ci vediamo nè sentiamo! A proposito, scusa se ti rispondo soltanto ora ma era tanto che non tornavo sul mio space...
Alessia mi ha detto che adesso lavori a Parigi...o che ci andrai, non mi ricordo bene.
Insomma, complimenti!!! Sei sempre stato una persona intelligentissima e te lo meriti E' bene dimostrare che l'Italia non fa lavorare solo i raccomandati...no? Ti mando gli in bocca al lupo...in Francia si sta benissimo, sono molto ospitali...ma tu lo saprai già.A me piace tantissimo il francese, lo so anche abbastanza bene, ma per comodità ho scelto di studiare inglese e tedesco. Mi piace la mia scuola, e mi piace ancora di più viaggiare, ma per ora non ne ho la possibilità. Forse quest'inverno andrò a Londra o a Berlino (anche Monaco dev'essere carina) col mio ragazzo. Il fatto è che è difficile lasciare tutti per tre mesi minimo...no?O almeno lo è per me, adesso. Ora che ho trovato questa persona... La piega che ha preso la mia vita non si concilia molto con gli studi che faccio ma...chi lo sa mai come va... L'anno scorso volevo stare da sola e pensare solo a divertirmi...invece si vede che il mio destino era diverso. Però un pò ti invidio...è bello anche essere liberi e totalmente indipendenti. A me piace molto!! Insomma...che dirti? Bonne chance!!! (si dice così??) :-) Un bise, Alessandra.
16 Set.
Immagine di Anonimo
ALESSIA ha scritto:
 Ale, che dirti? Che sei bravissimo e che ti meriti quello che ti e' appena successo, e che spero davvero tu possa trovarti benissimo. E sara' sicuramente cosi'.
Parigi e' una citta' magnifica...spero continueremo comunque a sentirci, a scriverci qualche volta.
TI VOGLIO BENE. Alessia.
28 Ago.
Alino Bha scritto:
 Ebbene sì, dopo un lungo periodo di indecisione, passato a soppesare gli inconvenienti di abbandonare per un anno la vita accademica pisana, giunto ormai alla stesura della laurea magistrale, dopo mille incertezze tipiche del mio inconstante carattere, io partirò per Parigi, un anno a insegnare italiano in due licei francesi.
E' un progetto del ministero dell'Istruzione italiana: sotto bando di concorso, il ministero invia i  migliori studenti in graduatoria per meriti accademici e curriculum presso il ministero francese (e non solo) come assistenti di lingua. io mi sono classificato primo (a parimerito con due studenti più giovani, quindi terzo assoluto) e mi hanno assegnato due licei a due passi dalla tour eiffel: un liceo scientifico e un classico femminile. Lì proporrò letture, articoli e anche letteratura vera e propria.
Ho vitto, alloggio e spese di viaggio coperte dall'Istruzione francese: il contratto parte a tempo determinato il primo ottobre fino al 30 aprile, rinnovabile-estendibile per un altro anno, 12 ore settimanali, 772€ mensili.
Non potevo rifiutare, praticamente pagato per vivere nella più bella città ddel mondo.
Sono consapevole che ciò ritarderà il conseguimento della laurea e mi renderà la vita a Pisa più difficile al ritorno in un ambiente ostile e stretto, ma sono quelle occasioni che passano una volta e ....puff! svaniscono.... Troppe ormai ne ho fatte scappare senza rendermene conto e non ritorneranno più: questa volta ho provato a cogliere la palla al balzo e spero che ne varrà la pena.
 
Per aspera, ad Astra.
 
Tuo, Alino.
28 Ago.
Immagine di Anonimo
ALESSIA ha scritto:
 ALE, MA CHE FAI, PARTI PER PARIGI?!!!!!!!!!!!!!
E non mi dici niente?!!!!!!!
Rispondi per favore...
27 Ago.
sara loreha scritto:
 ehi... non potevo non ricambiare la visita nel tuo blog dopo che tu sei passato nel mio e
mi hai lasciato un saluto che mi ha fatto davvero tanto tanto piacere.
ti volevo  ringraziare per ciò che hai scritto, come ogni volta sei riuscito a centrare il punto...
forse sei l'unica persona che sia riuscita veramente a capire la situazione strana in cui mi sono ritrovata quest'estate.
e ti ringrazio per l'augurio... che ricambio con tutto il cuore...
perchè adesso davanti a te si aprirà una nuova strada, una nuova avventura...
che saprai affrontare al meglio, ne sono sicura, e per questo motivo voglio urlarti:
"VAI, GODITELA FINO IN FONDO, FINCHè NN SENTIRAI PARIGI FIN DENTRO LE VENE..."
 
ps. tanto poi ti verrò a trovare e controllerò di persona se avrai seguito o meno il mio consiglio!
 
mi dispiace solo di una cosa... di non aver avuto abbastanza tempo per poter parlare come ci eravamo detti.
ma vabbè... recupereremo guapo!
 
un bacione,
sara
 
26 Ago.
25 ottobre

Guardami adesso

 

Basso, basso.

Profondo. Sono sceso da solo sui bordi sospesi di un piccolo sentiero. Più basso. E il fango, la puzza degli escrementi mi assaliva. Le piaghe, le smorfie di dolore, erano anche le mie.

Alla mia sinistra, in bianco e nero, immagine lenta, correva in senso opposto un carro senza guida. Sopra vedevo gli ologrammi di un tempo recente, immagini di un bambino, “infanzia”, nel senso più laido e sordo del termine. Le ore passate a tenere gli occhi chiusi con la speranza che quelle decine di personaggi inventati, esistessero davvero. I grandi silenzi delle stanze fredde. I lunghi mesi in cui un uomo si chiudeva alla parola, sprofondava in un divano con un telecomando enorme sui testi del quale le dita facevano sempre più fatica; una donna che comprava, comprava e riempiva quel vuoto, quel casa di altri tempi, di mille oggetti, speranze mai rientrate, paure mai sconfitte.

Scendevo, le orecchie tese verso alcune porte rosse dalle forme abnormi, una bicicletta dalle ruote troppo grandi. Sentivo l’eco della mia voce, respinto da quel pantano vischioso che rendeva tutto uniforme, le pareti e il selciato. Una voce fine, monotona, digitalizzata…

J. : T’as eu A., ta copine au portable? Mais c’est un truc de fou, alex, tu te rends compte que tu parles en italien toujours comme si tu parlais à tes élèves étrangers…Mais moi j’ai tout compris,et pourtant je ne parle un seul mot d'italien, dis-moi, c’est pas possible que les italiens parlent comme ça…..

R: parla per bene! ma dove penzi d’esse? Seondo me t’hanno scambiato co quarcun artro all’ospedale, un c’è razza….

Scendevo, o forse già risalivo, adesso non saprei dire. E vorrei dire a J. che parlo sempre così perché non riesco più a modulare la mia lingua madre o che invece, la mia accortezza, spinta agli eccessi del delirio, mi forza a risolvere l’imbarazzo di parlare la mia lingua in un contesto che ritengo, chissà poi perché, scorretto e offensivo, in una riduzione alla pronuncia delle sonorità più nette, all’articolazione delle frasi più essenziali. E vorrei dire a R. che ho cercato i miei spazi come potevo, nella sola ortodossia concessa a una mente già sofferente e castrata. E la parola, la mia grande paura, quella mi restava.

Vacilla ancora la mia voce, ora che risalgo. La velocità toglie spazio all’indugio, toglie vita a una parola precaria, a un concetto esposto in forma impropria…..

T. : hai un fortissimo accento americano quando parli inglese, una pronuncia ottima, ma spinta agli eccessi delle vibrazioni del sud-carolina…. ma da dove esce?

Pausa.

 

Pausa.

 

Pausa.


Le porte e il carro, la bicicletta scompaiono dietro un’indagine senza sbocco. La storia è finita.

 

E sono tornato in superficie. Fortunato, riuscito. Felicitazioni. Ho molto, ho tutto.

Ho tutto.

 

J.: On est bien avec toi. On se sent tout de suite bien, en tout cas moi je me sens chez moi. T’as cet étrange pouvoir de me mettre d’un coup à l’aise. Pas de contraste, pas de défi. Je le voudrais pour toujours. Mais toujours n’existe pas chez toi. Tout change petit à petit… tu parviens à faire sortir d’un sort ou de l’autre tes qualités, tes réussites. Tu reves d’un monde parfait qui est déjà ici, en toi. Tu fais rien pour gener les autres, au contraire, tu leur donne tout. Mais c’est un cadeau gelé, ta délicatesse gagne de la place, tu m’étouffes par ta capacité à t’éloigner de plus en plus de moi, du genre humaine, ton paradigme, toi meme, devient une paranoia pour l’autre. On ne peut pas rester longtemps à coté de toi. Mais j’y reste quand-meme. Moi, pas toi, il faut que j’ècrive, moi.

Mi chiedevo se potessi piangere per me stesso. Ora che ho tutto, ho molto.

Dovrei farlo.

R: Cambia questa vita, soltanto. Lo puoi fare. E non sei solo. Ti ameremo comunque. E poi, non siamo importanti, no? nessuno di noi lo è. Tu vai avanti e trascini…. . Allora fallo veramente.

 

C.C. : Mi ha chiamato O. dal Collège de France. Voleva parlarmi di lei. è soddisfatto per l’investimento che Nanterre ha fatto su di lei. Vuole incontrarci al Collège settimana prossima, poi nuovamente a Lugano. Non possiamo dire di no all'uomo più potente di Francia e di Italia…… 

J.: tu parles comme Sarkozy parfois.

 

Berlusconi, o Garibaldi. Dalla Francia, alla Svizzera. Ancora.

Trasformo gli uomini in lettere.

Spariscono.

E sono mio.

J.: Parfois je n’arrive pas à te cerner.

Leggo e chiudo:

“La terre se dérobe sous mes pieds, je lévite sur coussin d’air, je suis une bouteille qui flotte sur la mer. Pour plaire, j’ai renoncé à avoir une colonne vertébrale, j’ai voulu me fondre dans le décor tel Zelig, l’homme-caméléon. Oublier sa personnalité, perdre la mémoire pour etre aimé : devenir, pour séduire, celui que les autres choisissent. Ce désordre de la personnalité, en langage psychiatrique, est nommé “déficit de conscience centrée”. Je suis une forme vide, une vie sans fond.”

                                                                                                                                         F. B.

 

Professionale,

 

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                            Alino     


20 agosto

Processo

 

 

Diverso, ma al posto di sempre. 

Questo mi aspettavo da un agosto lungo, tardo che mi ha lasciato a una Parigi semi deserta, addormentata, lenta, anche lei, come le auto che si attardano per i troppi semafori nel boulevard di fronte, come i pochi residenti che attendono l’ultimo métro per la porte de vanves.

Invece sono lo stesso, in attesa, dislocato, con uno o più traslochi da fare, inconciliabili, segreti, incerti.

Mancano i silenzi fra i banchi della biblioteca che non riconosco più. Sono le voci, messaggi criptati di cui ho perso il sigillo, a farmi alzare gli occhi, persi nella lettura, verso l’alto, a cercare la conferma di quel sole, tanto piacevole quanto improprio, che non mi abbandona e copre e rallenta e sedimenta i pensieri, cristalli accresciuti, resi belli, ormai altro, lontani da me.

Cammini tortuosi, disciolti che un tempo avrei preteso di chiarire, di ripulire, ora mi mettono davanti la loro incompiutezza.

Non c’è altro da dare. Dopo l’ascolto c’è la noia ingenua, l’atteggiamento infantile e egoista, le scarne prodezze di un cuore vago.

E vanamente cerca la ripetizione.

Trasloco, processo, sorpasso.

Sorpasso le accuse e il vuoto che creano. Non c’è rimedio, non c’è giustificazione da aggiungere. L’errore sincero è riconosciuto, il resto non può restare sospeso. E lo metto da parte.Stia bene o no.

Allegoria, sogni, dialoghi.

Un lungo dialogo cela l’interesse, sorride con gli occhi, salta e sospira. E ha ancora voce. Sono le mani che corrono sopra un divano e ricreano la sagoma assente, o memorizzano quella presente. Il sonno cercato e le tracce evidenti di una voluttà eccessivamente cannibalesca. Se è perso questo, se questo è noia, stia bene nuovamente. Saprò accettarlo, dormendo e lottando, correndo e arrivando a contorcere le gambe in una nuova tecnica meditativa.

Visioni, processioni, guerra.

La guerra, ansia generale, influenza secolare, mi ha tolto il libero arbitrio. Sono le montagne di sabbia e i vestiti sporchi della prigionia che cerco di eternizzare, dal basso, per riprendermi parte della visuale.

Con il cielo notturno, i parchi silenti, le statue che grondano pena, alcune debole grida riesco ancora a sentire. Le scie fra il firmamento. Frammenti di polvere, bambini lasciati giocare troppo lontani dalle loro madri.

Rinasco, incido sulle mani, abbandono gli orologi, la palinodia di un infecondo,

 

   processo a me stesso.

 

 

         Declamante (delirante),

 

 

 

processo02

 

 

 

Alino


12 luglio

Chiaro, di ovatta

 

Giorni simili si susseguono senza troppi sbalzi.

Mi sveglio presto e l’aria fresca di una fine marzo italiana penetra nella mia stanza. Piacevole il primo leggero brivido di freddo, essere risvegliati al mondo da una scossa che percorre le braccia e la schiena e si confonde con il battito cardiaco nel momento in cui si diffonde lungo le gambe.

C’è silenzio, la corte in basso mi rinvia soltanto il rumore delle frasche scosse dalla brezza, le voci acute di tre bambini che giocano con la loro bici.

Il caffé, le variazioni di Vanessa Wagner su Debussy, la luce soffusa di questo cielo settembrino e inizio a scrivere i miei dossier, le lettere, i progetti. Poi prendo una biografia e inizio a leggere, ad annotare quelle contorte sequenze strutturali che soltanto io potrei notare.

La quotidianità in quello che ha di più banale. Da vivo.

Tanto diverso in questo periodo, rarefatto, sciolto in un piccolo cosmo di costanti… , –ovattato-, sentenzia Alessia.

Non starei così in pace senza Roberto. Dappertutto, ogni giorno una storia più assurda, un aneddoto che mi fa morire dal ridere, le lunghe chiacchierate, la sua voce che mi scopre dalla finestra, ai limiti dell’assurdo. E le canzoni, italiane, ovunque, cantate, fischiettate, storpiate, vivere qua con lui è qualcosa di unico, una grande occasione. So che, quando, vecchio e teleologico, penserò al mio secondo anno a Parigi, il nome di Roberto coprirà tutto il resto, la sua persona un segno incancellabile di questo breve anno, un’intermittenza, proprio come un profumo.

Decido di passare qualche ora a Montsouris, a leggere vicino alla statua, sorvegliando, vigile, per attendere il momento in cui scenderà dalla colonna. Ma prima parlo con Alessandra. Sì, sarà ugualmente strano il giorno in cui non ci sarà più la nostra oretta di conversazione abituale, i continui contrasti dello spirito, quei momenti di delusione lucida, uniti a boutades simpatiche e istantanee, che danno un senso, il migliore, alle mille parole.

E rispondere a Ermanno. Mi mancheranno, un giorno, i suoi trenta messaggi quotidiani, le centinaia di foto di Pisa, sulla campagna e sulla flora che tanto ama.

 

Il silenzio di una città che si prepara alla sua semideserta estate mi invade dappertutto. Dovrei oltrepassare questa condizione, sentirmi meno distante dal resto che mi circonda, dovrei dirtelo, Alessia, che questo fake world è poco più che una tregua, una ricompensa senza premio per me che sconto un grande ritardo emozionale. Ma lascio stare, è un mio privilegio, lo so, non ci si pone troppe domande su Alino, è vero, basta guardarmi in viso e apparirà evidente che, tutto sommato, va bene così.

E il mio segnalibro:

Voilà ce que sera l’aritste de l’avenir: quelqu’un qui renonce tous les jours à quelque chose, dont la personnalité devient tous le jours plus pure et plus innocente.

Sulla pagina, in recto:

Désormais on lui fait régulièrement grief de sa froideur, de sa distance, de son incapacité à se livrer totalement, de cette sorte de repli sur soi qui décourage meme les meilleures volontés. Il met ça sur le compte de l’écriture. Il prétend qu’il faut etre au-dedans de soi pour écrire, que ça ne laisse pas beaucoup de place pour les autres. Il met en avant sa passion pour expliquer sa solitude. Existe-t-il acte plus solitaire que l’acte d’écrire? Il, il sait très bien qu’il ment. Mais les autres, ils le croient. Au moins, ils font semblant."

 

Forse è questa alla fine, the lie I told them thousand times.

 

 

Fuorionda,

book_ghost

 

 

 

Alino


29 giugno

Reimpasto

Per l'età e le considerazioni a riguardo,

per le ricerche affannose e le soluzioni attese,

per i brani di vita e quel che trasmettono.

 

Poesie, letture amene che corrono lungo le vette della mia penisola,

sguardi amari, di coloro che, immaturi, non provano niente ed hanno il respiro corto, la veglia leggera, il sonno profondo.

Libertà. Piena e matura, compresa e confessata in un breve racconto dalla spiaggia a casa.

Da Lucca, a Cassino, passando per Pisa e Roma, le tracce di una rivolta sotterranea, il mio pensiero felice e rassegnato.

Ci sono loro, magnifici e potenti, sono le persone che conosco e amo qua: ne ho colte le ambizioni profonde, i dissidi e le sconfitte li ho resi più sinceri. Complessi, ma veri, tenuti stretti, in un cerchio di aria pulita, che posso creare ovunque.


Je suis un homme déponent. Trop de sommeil nuit. Le corps reposé n'oppose plus de résistance aux vagues d'angoisse. Comme une digue molle. Il faut que le corps se crispe dans la dette du sommeil, l'esprit se détourne alors un peu de sa névrose, la fatigue physique épuise l'énergie sombre.

 

Ascolto la notte leggera, il vento che riesce a spingere lentamente via i residui dell'umidità prenotturna. Come una guida, mi consiglia le pagine da sfogliare, mi mostra l'estetica dell'ascolto, la forma naturale, regola del futuro sopra di me.


Je dénigre ce que j'aime pour le garder pour moi. Le partage des sentiments en emporte des bouts. C'est pour cela que je ne partage avec les autres que du gratuit. Pas en hypocrite. En prudent. En pauvre, habitué à cacher ce qu'il possède. Quand on m'envie quelque chose, j'ai l'impression qu'on me vole. Je ternis donc ce qui compte pour moi, pour détourner les attentions. L'avidité des autres pour notre essentiel est sans limites.


Lo credo? Forse in parte, forse no. Ma questa base mi fa bene, mi fa aprire lo spirito, mi tiene vicino a tante storie, mi protegge e mi svela le novità, lo sguardo alterno, la voce intrecciata.... as if my life has just begun.


Il me faudrait un ami inconnu. Un étranger qui me donnerait un avis nouveau. Au bon moment. Par surprise. Sans explication. Un papier que je trouverais dans ma poche, avec le prénom de l'une ou l'autre, inscrit sans commentaire.Comme un bulletin de vote.


Lo scrittore e il suo protagonista. Autobiografia romanzata che risale la china del grande secolo. Fuori limite, è confusione, caos abituale, la buona sorte delle righe scritte veloci.

Il coraggio di un comizio. La parola altrove e la morte vicina, cercata, processata.

Da capo. Lungo molte terre. Con le scapre buone, la suola intatta.

 

Je réflechis à mes décisions entre deux miroirs pour les multiplier à l'infini.

 

Je marche souvent à travers Paris, ou je roule en vélo. Sans but.

 

Je vais loin.

 

J'attends que mon coeur se lasse.

 

Mon coeur ne se lasse pas.

 

 

Tribute to,

 

 

 

teramo_11709

 

Alino [Teramo, Appennini innevati]


22 giugno

tutt’al più

Quella luce di mattina, quando i tenui vapori dell’alba si sono ormai dissolti, gli ha dato aria, lo ha risvegliato dal torpore.

E’ un essere silenzioso, fatto di respiri trattenuti, di ore passate con gli occhi fissi verso un soffitto estraneo, deforme, di parole non dette, di offese subite per non battersi contro la fatica dell’ideale, la metafisica dei sogni sinceri. Poi rimane poco. Sì perché a copione letto, lui si è reso conto che ha pochi margini di libertà, scarsi frammenti nei quali può mettere in rilievo la bellezza del suo sorriso.

Ricomincia la prosopopea delle Parole Giganti, dei Grandi Consensi, dei Sicuri Tentennamenti del Capo, nell’ufficio dei Consigli Smarriti. Accanto sta il silenzio, dimora lieve e con coraggio nei momenti di distensione fra le persone care,


 gli amici di sempre e i nuovi invitati. E' a suo agio e quasi non lo noteresti più….

Lui è là, con una maglia dalle maniche troppo lunghe, tiene le mani fra le ginocchia accavallate, quasi a coprire le ultime vestigia di un corpo oltremodo vilipeso, tirato in campo da occhi indiscreti, da sguardi voluttuosi e infecondi. Il suo equilibrio è più precario, è una lotta, o una corsa, contro il divieto, la paura di una conferma: “mi dispiace, lo sa già da tempo, qua non ha più niente da fare”. Concentrato di idee futili, di falsi progetti, di trite proposte, incapace, di istinto, di aprirsi al nuovo, di cambiare strada, di toccare la fantasia e con lei andare a fondo, o in alto.

Diresti che è una persona distinta, ma è solo divisa, dissociata e incapace di trasfigurare il reale per decifrarne le passioni e le volontà.

Lo riterresti particolare, forse degno di stima, ma è una caricatura bugiarda di una vecchia forma ormai consunta, masticata dalle bocche incoscienti di un popolo che deve a lui un giorno di buonumore o di sollievo.

Lo vorresti capace di amare andando avanti, ma lui può solo aiutare ripetendosi, come l’odore delle viole sotto il sole di maggio; fa bene, dà pace, riempie le narici stanche dell’aria viziata del seminterrato, è una tregua. Sempre la stessa. Poi la finestra si chiude, è sufficiente così e c’è molto da fare.

E tu,

 

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Alino



 
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