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THRESHOLD OF REVELATIONDans la rue de pas perdus On oublie pas, on est juste un peu infidèle à son passé. |
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My sweet drops....
June 29 ReimpastoPer l'età e le considerazioni a riguardo, per le ricerche affannose e le soluzioni attese, per i brani di vita e quel che trasmettono.
Poesie, letture amene che corrono lungo le vette della mia penisola, sguardi amari, di coloro che, immaturi, non provano niente ed hanno il respiro corto, la veglia leggera, il sonno profondo. Libertà. Piena e matura, compresa e confessata in un breve racconto dalla spiaggia a casa. Da Lucca, a Cassino, passando per Pisa e Roma, le tracce di una rivolta sotterranea, il mio pensiero felice e rassegnato. Ci sono loro, magnifici e potenti, sono le persone che conosco e amo qua: ne ho colte le ambizioni profonde, i dissidi e le sconfitte li ho resi più sinceri. Complessi, ma veri, tenuti stretti, in un cerchio di aria pulita, che posso creare ovunque. Je suis un homme déponent. Trop de sommeil nuit. Le corps reposé n'oppose plus de résistance aux vagues d'angoisse. Comme une digue molle. Il faut que le corps se crispe dans la dette du sommeil, l'esprit se détourne alors un peu de sa névrose, la fatigue physique épuise l'énergie sombre.
Ascolto la notte leggera, il vento che riesce a spingere lentamente via i residui dell'umidità prenotturna. Come una guida, mi consiglia le pagine da sfogliare, mi mostra l'estetica dell'ascolto, la forma naturale, regola del futuro sopra di me. Je dénigre ce que j'aime pour le garder pour moi. Le partage des sentiments en emporte des bouts. C'est pour cela que je ne partage avec les autres que du gratuit. Pas en hypocrite. En prudent. En pauvre, habitué à cacher ce qu'il possède. Quand on m'envie quelque chose, j'ai l'impression qu'on me vole. Je ternis donc ce qui compte pour moi, pour détourner les attentions. L'avidité des autres pour notre essentiel est sans limites. Lo credo? Forse in parte, forse no. Ma questa base mi fa bene, mi fa aprire lo spirito, mi tiene vicino a tante storie, mi protegge e mi svela le novità, lo sguardo alterno, la voce intrecciata.... as if my life has just begun. Il me faudrait un ami inconnu. Un étranger qui me donnerait un avis nouveau. Au bon moment. Par surprise. Sans explication. Un papier que je trouverais dans ma poche, avec le prénom de l'une ou l'autre, inscrit sans commentaire.Comme un bulletin de vote. Lo scrittore e il suo protagonista. Autobiografia romanzata che risale la china del grande secolo. Fuori limite, è confusione, caos abituale, la buona sorte delle righe scritte veloci. Il coraggio di un comizio. La parola altrove e la morte vicina, cercata, processata. Da capo. Lungo molte terre. Con le scapre buone, la suola intatta.
Je réflechis à mes décisions entre deux miroirs pour les multiplier à l'infini.
Je marche souvent à travers Paris, ou je roule en vélo. Sans but.
Je vais loin.
J'attends que mon coeur se lasse.
Mon coeur ne se lasse pas.
Tribute to,
Alino [Teramo, Appennini innevati] June 22 tutt’al piùQuella luce di mattina, quando i tenui vapori dell’alba si sono ormai dissolti, gli ha dato aria, lo ha risvegliato dal torpore. E’ un essere silenzioso, fatto di respiri trattenuti, di ore passate con gli occhi fissi verso un soffitto estraneo, deforme, di parole non dette, di offese subite per non battersi contro la fatica dell’ideale, la metafisica dei sogni sinceri. Poi rimane poco. Sì perché a copione letto, lui si è reso conto che ha pochi margini di libertà, scarsi frammenti nei quali può mettere in rilievo la bellezza del suo sorriso. Ricomincia la prosopopea delle Parole Giganti, dei Grandi Consensi, dei Sicuri Tentennamenti del Capo, nell’ufficio dei Consigli Smarriti. Accanto sta il silenzio, dimora lieve e con coraggio nei momenti di distensione fra le persone care, gli amici di sempre e i nuovi invitati. E' a suo agio e quasi non lo noteresti più…. Lui è là, con una maglia dalle maniche troppo lunghe, tiene le mani fra le ginocchia accavallate, quasi a coprire le ultime vestigia di un corpo oltremodo vilipeso, tirato in campo da occhi indiscreti, da sguardi voluttuosi e infecondi. Il suo equilibrio è più precario, è una lotta, o una corsa, contro il divieto, la paura di una conferma: “mi dispiace, lo sa già da tempo, qua non ha più niente da fare”. Concentrato di idee futili, di falsi progetti, di trite proposte, incapace, di istinto, di aprirsi al nuovo, di cambiare strada, di toccare la fantasia e con lei andare a fondo, o in alto. Diresti che è una persona distinta, ma è solo divisa, dissociata e incapace di trasfigurare il reale per decifrarne le passioni e le volontà. Lo riterresti particolare, forse degno di stima, ma è una caricatura bugiarda di una vecchia forma ormai consunta, masticata dalle bocche incoscienti di un popolo che deve a lui un giorno di buonumore o di sollievo. Lo vorresti capace di amare andando avanti, ma lui può solo aiutare ripetendosi, come l’odore delle viole sotto il sole di maggio; fa bene, dà pace, riempie le narici stanche dell’aria viziata del seminterrato, è una tregua. Sempre la stessa. Poi la finestra si chiude, è sufficiente così e c’è molto da fare. E tu,
Alino June 08 Quel nome, o biglietto, non era tuo
A presto. E non ci sarai, come non ci sarò io. Tra i momenti che preferisco non mi rimane ormai molta scelta. I sorrisi si interrompono da tempo molto, molto prima. Ed è noia, falsa dialettica stirata più volte ad alta temperatura. Una copertina di un libro tascabile o una fotografia stampata su una carta troppo lucida. Prenderò dopo quella bicicletta. Egoista, io non lo sono mai stato. Lascerò questa piazza ancorata al sole notturno ai numerosi passanti, alle loro mille voci, alle loro storie, così grandi e vuote. Aspetto la prima spinta e considero quello che non ho e quasi rido, pensando a quel marciapiede che mi appartiene e mi accompagna ogni volta che, deluso, salto una sbarra, calpesto una piccola pozza d’acqua ed è tutto passato. Via. Per riprendere aria e tono, per essere differente nello stesso luogo, per scrivere un pezzo e non vederci più. Mani legate, i polpastrelli troppo sensibili e i seni messi in risalto. Tu, il tuo profilo destro e poi niente. Io, colmo di idee, troppo lontane. Ogni senso è disperso fra segni indecifrabili. Firmamento al contrario, questo mi ha allontanato e così torno, salvo, senza volto.
On m’a toujours éduqué dans un monde en forme d’échelle. Ce qui séparait les barreaux n’était ni l’argent, ni la réussite, ni la classe sociale, mais l’intelligence. Jugé sur le code impitoyable des capacités intellectuelles. Appel impossible et peines incompressibles. Dans le grand marché humain, mes parents collaient des étiquettes comme des commerçants. Le prix des hommes était exprimé en unités d’intelligence: supérieure, moyenne, inférieure, nulle. Les étiquettes collaient profondément à la peau. Le corps prend des habitudes avec elles et finit par les accepter. Mon étiquette d’origine avait été ‘moyenne’. Je suis resté sur cette idée. En sa compagnie, je n’ai pas osé faire ce qui m’intéressait dans la vie. Je me suis dit que j’avais plus à perdre quà gagner en essayant de réaliser mes désirs et en n’y parvenant pas. J’ai donc jamais pris le risque de rater une rencontre avec mes reves, je n’ai pas pris rendez-vous avec eux. Je suis rentré en médecine, parce que mon échec de médecin n’aurait eu aucune importance réelle pour moi. Toute la question est là, dans la valeur de l’échec, son cours sur le marché intérieur. Il peut varier avec le temps, mais pas trop. Spéculation inutile, la valeur accordée à notre échec de coeur ne se dévalue pas. [Antoine Sénanque, L'ami de jeunesse]
Chiudi quella porta. Scendi quelle scale. Senza finestre.
Alino May 31 Medio
L’alternativa è proprio quella promessa di rendersi nei luoghi personali e desiderati, a volte rimpianti. Il libro fra le mani, la panchina fra gli anziani. Io vent’anni di più. Come sempre. Leggendo, guardo la gente intorno a me, correre e parlare, sorridere e mangiare. Lentamente mi siedo, con fatica mi sdraio. Noto con un po’ di cinismo che fingo la difficoltà dei movimenti, sorrido fra me e me della mia preparazione agonistica ben superiore a quella dei ragazzi che stanno correndo. Solo questo mi resta? A metà. Di nuovo attore senza scena. A sud. C’è così poco a cui pensare, mi sforzo con insistenza di rivivere le cause delle forti emozioni di qualche settimana fa, gli amplessi mimati, le grida nascoste, i pianti soffocati, erano poi veri? Quale sia il limite, io non lo so. Non c’è più niente e la verità fugge con i sogni idilliaci. Non cerco niente, non vedo nessuno; normale che sia così. La mia legge, la mia forza è anche la mia condanna. Non scopro niente di nuovo. A metà. Fra quei racconti che tardano ad arrivare, perché vuoti e figli del silenzio, quel silenzio che è la fase intermedia fra la scoperta di una malattia psichica e le pretese deluse di poterla capire. Quel silenzio è parola, è verità intima che riporta a galla i sogni mattutini, le mie mani che aiutano a far partorire una donna dietro ad un pino. Quale dote era la mia? A fatica ci ripenso, sonnecchiando fra questi bambini rumorosi, uno si stupisce del biancore dei miei piedi…. A metà. Con la testa leggera fra risa convulse e momenti di acuta tensione. I giorni a Roma. I miei alunni sanno che sono il più distante, o il più severo e si tengono distanti. Poi una ragazza mi regala un cappello con la scritta ‘Roma 2009’: alessandro, faut que tu n’oublies jamais cette voyage avec nous, t’es trop super, je te kiffe grave’. Ho capito. Io vi rimprovero le mie mancanze, vi accuso di quello che io non ho vissuto. Vi tengo lontani perché vi ho temuto. Ma grande è ormai la mia capacità di analisi. Ogni storia compresa e in parte guarita. Almeno da stasera, io sono con voi. E,devoto, vi penso. A metà. Ricordando il cuore nelle tempie quando quella vecchia signora ha messo 10 euro nella macchina erogatrice di biglietti. Era un flash sincero. Anche quello se ne è andato, nella risacca di questo laghetto artificiale, che pure è presente. Il cielo è lo stesso di 12 anni fa, quando dal terrazzo di casa mia ripetevo geografia economica per il compito di fine prima liceo e dicevo che dopo quello sarebbe andato tutto meglio. La prigione e la libertà fasulla, la macchina delle mie compensazioni; è una finta nevrosi che mi ha relegato qua, oggi, in questa età di mezzo, di un uomo che ha raggiunto quello che gli era stato attribuito e lo guarda compiaciuto, ma già distaccato. Io, non ho niente e quella età dovrebbe essere ancora lontana. Dovrei scavare in questa terra asciutta e cercare nuovi profumi contro questo tedio così piacevole. Eppur rimando… A metà. Divoratore di libri, fotografo senza nessuna pretesa (tu es le meilleur ici, t’as appris toute de suite la technique, tu gères, on peut rien dire sur tes photos, mais…), ‘a lie that I told you thousand times’, vecchie storie, ripetute, sono sempre in cerca di espressioni nuove, quell’arte che fingo di sentire correre fra le vene, continuerò a cercarla, anche quando mi rassegnerò al mio ruolo di impiegato, di fine conoscitore delle eccezioni grammaticali e di tutto quello che sembra essere un insieme chiuso. A metà. Sotto il porticato del Pantheon, la sera tarda, la terra ha cominciato a girare, ho perso di nuovo l’equilibrio, credo ormai per l’ultima volta prima del grande rifiuto e nuovamente una croce è caduta nel deserto. Ornata di gemme, viola e arancio, dorata e splendente, si è insabbiata lasciando i resti di una toga rossa bruciacchiata. Non ho capito, poi perché dovrei? Non è mai servito a niente e io non ci credo più. Poi mi scopro in piedi, bloccato dal vento, incantato a osservare il movimento dell’erbetta agitata da questa brezza nota. Ma le sensazioni sono ormai perdute e la tecnica non verrà più ripetuta. Non si può mai smettere di essere quel che si è. No. Gli uomini non sono alberi, ancorati nella terra, sono piuttosto nuvole, o semi spinti dal vento, o navi che solcano le onde e ciò che conta non è dove siamo nati ma dove abbiamo scelto di vivere. La distanza ravvicinata impedisce di mettere a fuoco. Solo la prospettiva permette di conoscere le differenze, la verità di ciascuno. Ma la prospettiva la crea solo la distanza. Ognuno di noi ha i suoi altari segreti e i miei sono sparsi nella mia stanza, nelle mie chiese e in queste pagine nelle quali non entrerò mai veramente. Tutti sognano un’altra vita, un’altra possibilità, ma solo gli artisti ce l’hanno davvero. Ma non può durare.
A metà,
April 30 Ricomincia da Sé
Sono stati giorni afoni, l’ansia vibrante dentro la gola che non poteva, non doveva uscire. E mi mancava una lingua, non so se era vuoto, se era perdita di confronto, o se erano lacrime globali. Questo non l’ho ancora capito. C’era tanto silenzio, dentro. Mille voci fuori. Ho esasperato i termini delle mie predisposizioni, legati a vecchi incantesimi che hanno fatto il vuoto tutto intorno. Senza voce. Le strade, fatte a piedi, sempre le stesse, decine di volte: l’auto che ha percorso centinaia di chilometri in direzioni sbagliate, false, controverse e nascoste. Le notti e i pomeriggi, le sorprese mai cercate, i dettagli da cancellare. E quella lingua ancora non c’era. Le conferme spirituali di alino là dovevano essere e invece sono state benevolmente frustrate, per buona grazia di chi professa la fede nello spirito, ma cerca solo terra e protezione, prediche irrisolte, calunnie mascherate dalla naturalità e dalla normalità di un banale contatto. E la lingua non veniva. Alino che cura, che capisce un po’ di più, che è forse scostante, ma presente e umano, ha così creduto di poterlo essere ancora una volta, forse su un piano diverso, forse no. Alino che sbaglia, senza lingua, Alino che finalmente ascolta le sagge parole al momento giusto. Vorrebbe ringraziare, stupito, ma alla fine non ce n’è bisogno, va bene così per una volta. Può ascoltare e capire, soppesare le sue istanze caratteriali, prenderle per come sono e non vederci niente di più, magari contento, sì, magari contento di essere così un po’ per tutti. E le parole sono venute. Belle, chiare, interessanti, anche eleganti. Solo per me.
Simone mi ha detto di quanto sia triste rientrare a casa da soli, il giorno della discussione della laurea, senza festeggiare, senza restare con quelle persone che hanno reso importanti gli anni più felici della mia vita, gli anni della bellezza, oserei dire. Simone aveva ragione. Sono adesso una corda di violino tesa e delicata, sentimenti contrastanti, emozioni forti, rivisitate in aeroporto con i messaggi e le chiamate che devono commuovere, ricordate in volo come i tesori di un tempo che fu. Parigi ha le stelle e l’accoglienza progressiva di cui solo questa città credo sia capace. E la mia casa vuota e così la mia camera (potranno ancora le due finestre e la porta chiusa dare la sicurezza di un tempo, quando tutto è stato così agitato, sciolto all’inverso?). La mattina è per le parole con l’amico di sempre. Esco, la spesa! in questo vuoto nervoso e sovraeccitato è il riconoscersi nelle attività di sempre, è il riprenderle il più presto possibile che può fare bene. La luce, fuori e i complimenti di tutti. Esco nel mio liceo e mi si fanno tutti incontro per festeggiare il lieto evento di ieri. Si ferma la signora della loge, quella della biancheria, i sorveglianti, i colleghi, alcuni studenti, i segretari e i due presidi ad abbracciarmi, a felicitarsi con me, a dirmi che presto ci sarà una super festa per un grande orgoglio. è disonesto essere commossi per tutto questo? Sentirsi a casa, così, è una colpa quando dovrei invece ricordare, osservare la storia nelle mie mani, ricordare il silenzio dei respiri? Quel art est assez vaste pour savoir évoquer en meme temps cette forme mince sous mon manteau, et toute l’abondance d’espace de ces nuits immenses? Ripartendo, scosso,
Alino
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