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THRESHOLD OF REVELATIONDans la rue de pas perdus On oublie pas, on est juste un peu infidèle à son passé. |
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My sweet drops....
25 ottobre Guardami adesso
Basso, basso. Profondo. Sono sceso da solo sui bordi sospesi di un piccolo sentiero. Più basso. E il fango, la puzza degli escrementi mi assaliva. Le piaghe, le smorfie di dolore, erano anche le mie. Alla mia sinistra, in bianco e nero, immagine lenta, correva in senso opposto un carro senza guida. Sopra vedevo gli ologrammi di un tempo recente, immagini di un bambino, “infanzia”, nel senso più laido e sordo del termine. Le ore passate a tenere gli occhi chiusi con la speranza che quelle decine di personaggi inventati, esistessero davvero. I grandi silenzi delle stanze fredde. I lunghi mesi in cui un uomo si chiudeva alla parola, sprofondava in un divano con un telecomando enorme sui testi del quale le dita facevano sempre più fatica; una donna che comprava, comprava e riempiva quel vuoto, quel casa di altri tempi, di mille oggetti, speranze mai rientrate, paure mai sconfitte. Scendevo, le orecchie tese verso alcune porte rosse dalle forme abnormi, una bicicletta dalle ruote troppo grandi. Sentivo l’eco della mia voce, respinto da quel pantano vischioso che rendeva tutto uniforme, le pareti e il selciato. Una voce fine, monotona, digitalizzata… J. : T’as eu A., ta copine au portable? Mais c’est un truc de fou, alex, tu te rends compte que tu parles en italien toujours comme si tu parlais à tes élèves étrangers…Mais moi j’ai tout compris,et pourtant je ne parle un seul mot d'italien, dis-moi, c’est pas possible que les italiens parlent comme ça….. R: parla per bene! ma dove penzi d’esse? Seondo me t’hanno scambiato co quarcun artro all’ospedale, un c’è razza…. Scendevo, o forse già risalivo, adesso non saprei dire. E vorrei dire a J. che parlo sempre così perché non riesco più a modulare la mia lingua madre o che invece, la mia accortezza, spinta agli eccessi del delirio, mi forza a risolvere l’imbarazzo di parlare la mia lingua in un contesto che ritengo, chissà poi perché, scorretto e offensivo, in una riduzione alla pronuncia delle sonorità più nette, all’articolazione delle frasi più essenziali. E vorrei dire a R. che ho cercato i miei spazi come potevo, nella sola ortodossia concessa a una mente già sofferente e castrata. E la parola, la mia grande paura, quella mi restava. Vacilla ancora la mia voce, ora che risalgo. La velocità toglie spazio all’indugio, toglie vita a una parola precaria, a un concetto esposto in forma impropria….. T. : hai un fortissimo accento americano quando parli inglese, una pronuncia ottima, ma spinta agli eccessi delle vibrazioni del sud-carolina…. ma da dove esce? Pausa.
Pausa.
Pausa. Le porte e il carro, la bicicletta scompaiono dietro un’indagine senza sbocco. La storia è finita.
E sono tornato in superficie. Fortunato, riuscito. Felicitazioni. Ho molto, ho tutto. Ho tutto.
J.: On est bien avec toi. On se sent tout de suite bien, en tout cas moi je me sens chez moi. T’as cet étrange pouvoir de me mettre d’un coup à l’aise. Pas de contraste, pas de défi. Je le voudrais pour toujours. Mais toujours n’existe pas chez toi. Tout change petit à petit… tu parviens à faire sortir d’un sort ou de l’autre tes qualités, tes réussites. Tu reves d’un monde parfait qui est déjà ici, en toi. Tu fais rien pour gener les autres, au contraire, tu leur donne tout. Mais c’est un cadeau gelé, ta délicatesse gagne de la place, tu m’étouffes par ta capacité à t’éloigner de plus en plus de moi, du genre humaine, ton paradigme, toi meme, devient une paranoia pour l’autre. On ne peut pas rester longtemps à coté de toi. Mais j’y reste quand-meme. Moi, pas toi, il faut que j’ècrive, moi. Mi chiedevo se potessi piangere per me stesso. Ora che ho tutto, ho molto. Dovrei farlo. R: Cambia questa vita, soltanto. Lo puoi fare. E non sei solo. Ti ameremo comunque. E poi, non siamo importanti, no? nessuno di noi lo è. Tu vai avanti e trascini…. . Allora fallo veramente.
C.C. : Mi ha chiamato O. dal Collège de France. Voleva parlarmi di lei. è soddisfatto per l’investimento che Nanterre ha fatto su di lei. Vuole incontrarci al Collège settimana prossima, poi nuovamente a Lugano. Non possiamo dire di no all'uomo più potente di Francia e di Italia…… J.: tu parles comme Sarkozy parfois.
Berlusconi, o Garibaldi. Dalla Francia, alla Svizzera. Ancora. Trasformo gli uomini in lettere. Spariscono. E sono mio. J.: Parfois je n’arrive pas à te cerner. Leggo e chiudo: “La terre se dérobe sous mes pieds, je lévite sur coussin d’air, je suis une bouteille qui flotte sur la mer. Pour plaire, j’ai renoncé à avoir une colonne vertébrale, j’ai voulu me fondre dans le décor tel Zelig, l’homme-caméléon. Oublier sa personnalité, perdre la mémoire pour etre aimé : devenir, pour séduire, celui que les autres choisissent. Ce désordre de la personnalité, en langage psychiatrique, est nommé “déficit de conscience centrée”. Je suis une forme vide, une vie sans fond.” F. B.
Professionale,
Alino 20 agosto Processo
Diverso, ma al posto di sempre. Questo mi aspettavo da un agosto lungo, tardo che mi ha lasciato a una Parigi semi deserta, addormentata, lenta, anche lei, come le auto che si attardano per i troppi semafori nel boulevard di fronte, come i pochi residenti che attendono l’ultimo métro per la porte de vanves. Invece sono lo stesso, in attesa, dislocato, con uno o più traslochi da fare, inconciliabili, segreti, incerti. Mancano i silenzi fra i banchi della biblioteca che non riconosco più. Sono le voci, messaggi criptati di cui ho perso il sigillo, a farmi alzare gli occhi, persi nella lettura, verso l’alto, a cercare la conferma di quel sole, tanto piacevole quanto improprio, che non mi abbandona e copre e rallenta e sedimenta i pensieri, cristalli accresciuti, resi belli, ormai altro, lontani da me. Cammini tortuosi, disciolti che un tempo avrei preteso di chiarire, di ripulire, ora mi mettono davanti la loro incompiutezza. Non c’è altro da dare. Dopo l’ascolto c’è la noia ingenua, l’atteggiamento infantile e egoista, le scarne prodezze di un cuore vago. E vanamente cerca la ripetizione. Trasloco, processo, sorpasso. Sorpasso le accuse e il vuoto che creano. Non c’è rimedio, non c’è giustificazione da aggiungere. L’errore sincero è riconosciuto, il resto non può restare sospeso. E lo metto da parte.Stia bene o no. Allegoria, sogni, dialoghi. Un lungo dialogo cela l’interesse, sorride con gli occhi, salta e sospira. E ha ancora voce. Sono le mani che corrono sopra un divano e ricreano la sagoma assente, o memorizzano quella presente. Il sonno cercato e le tracce evidenti di una voluttà eccessivamente cannibalesca. Se è perso questo, se questo è noia, stia bene nuovamente. Saprò accettarlo, dormendo e lottando, correndo e arrivando a contorcere le gambe in una nuova tecnica meditativa. Visioni, processioni, guerra. La guerra, ansia generale, influenza secolare, mi ha tolto il libero arbitrio. Sono le montagne di sabbia e i vestiti sporchi della prigionia che cerco di eternizzare, dal basso, per riprendermi parte della visuale. Con il cielo notturno, i parchi silenti, le statue che grondano pena, alcune debole grida riesco ancora a sentire. Le scie fra il firmamento. Frammenti di polvere, bambini lasciati giocare troppo lontani dalle loro madri. Rinasco, incido sulle mani, abbandono gli orologi, la palinodia di un infecondo,
processo a me stesso.
Declamante (delirante),
Alino 12 luglio Chiaro, di ovatta
Giorni simili si susseguono senza troppi sbalzi. Mi sveglio presto e l’aria fresca di una fine marzo italiana penetra nella mia stanza. Piacevole il primo leggero brivido di freddo, essere risvegliati al mondo da una scossa che percorre le braccia e la schiena e si confonde con il battito cardiaco nel momento in cui si diffonde lungo le gambe. C’è silenzio, la corte in basso mi rinvia soltanto il rumore delle frasche scosse dalla brezza, le voci acute di tre bambini che giocano con la loro bici. Il caffé, le variazioni di Vanessa Wagner su Debussy, la luce soffusa di questo cielo settembrino e inizio a scrivere i miei dossier, le lettere, i progetti. Poi prendo una biografia e inizio a leggere, ad annotare quelle contorte sequenze strutturali che soltanto io potrei notare. La quotidianità in quello che ha di più banale. Da vivo. Tanto diverso in questo periodo, rarefatto, sciolto in un piccolo cosmo di costanti… , –ovattato-, sentenzia Alessia. Non starei così in pace senza Roberto. Dappertutto, ogni giorno una storia più assurda, un aneddoto che mi fa morire dal ridere, le lunghe chiacchierate, la sua voce che mi scopre dalla finestra, ai limiti dell’assurdo. E le canzoni, italiane, ovunque, cantate, fischiettate, storpiate, vivere qua con lui è qualcosa di unico, una grande occasione. So che, quando, vecchio e teleologico, penserò al mio secondo anno a Parigi, il nome di Roberto coprirà tutto il resto, la sua persona un segno incancellabile di questo breve anno, un’intermittenza, proprio come un profumo. Decido di passare qualche ora a Montsouris, a leggere vicino alla statua, sorvegliando, vigile, per attendere il momento in cui scenderà dalla colonna. Ma prima parlo con Alessandra. Sì, sarà ugualmente strano il giorno in cui non ci sarà più la nostra oretta di conversazione abituale, i continui contrasti dello spirito, quei momenti di delusione lucida, uniti a boutades simpatiche e istantanee, che danno un senso, il migliore, alle mille parole. E rispondere a Ermanno. Mi mancheranno, un giorno, i suoi trenta messaggi quotidiani, le centinaia di foto di Pisa, sulla campagna e sulla flora che tanto ama.
Il silenzio di una città che si prepara alla sua semideserta estate mi invade dappertutto. Dovrei oltrepassare questa condizione, sentirmi meno distante dal resto che mi circonda, dovrei dirtelo, Alessia, che questo fake world è poco più che una tregua, una ricompensa senza premio per me che sconto un grande ritardo emozionale. Ma lascio stare, è un mio privilegio, lo so, non ci si pone troppe domande su Alino, è vero, basta guardarmi in viso e apparirà evidente che, tutto sommato, va bene così. E il mio segnalibro: Voilà ce que sera l’aritste de l’avenir: quelqu’un qui renonce tous les jours à quelque chose, dont la personnalité devient tous le jours plus pure et plus innocente. Sulla pagina, in recto: “Désormais on lui fait régulièrement grief de sa froideur, de sa distance, de son incapacité à se livrer totalement, de cette sorte de repli sur soi qui décourage meme les meilleures volontés. Il met ça sur le compte de l’écriture. Il prétend qu’il faut etre au-dedans de soi pour écrire, que ça ne laisse pas beaucoup de place pour les autres. Il met en avant sa passion pour expliquer sa solitude. Existe-t-il acte plus solitaire que l’acte d’écrire? Il, il sait très bien qu’il ment. Mais les autres, ils le croient. Au moins, ils font semblant."
Forse è questa alla fine, the lie I told them thousand times.
Fuorionda,
Alino 29 giugno ReimpastoPer l'età e le considerazioni a riguardo, per le ricerche affannose e le soluzioni attese, per i brani di vita e quel che trasmettono.
Poesie, letture amene che corrono lungo le vette della mia penisola, sguardi amari, di coloro che, immaturi, non provano niente ed hanno il respiro corto, la veglia leggera, il sonno profondo. Libertà. Piena e matura, compresa e confessata in un breve racconto dalla spiaggia a casa. Da Lucca, a Cassino, passando per Pisa e Roma, le tracce di una rivolta sotterranea, il mio pensiero felice e rassegnato. Ci sono loro, magnifici e potenti, sono le persone che conosco e amo qua: ne ho colte le ambizioni profonde, i dissidi e le sconfitte li ho resi più sinceri. Complessi, ma veri, tenuti stretti, in un cerchio di aria pulita, che posso creare ovunque. Je suis un homme déponent. Trop de sommeil nuit. Le corps reposé n'oppose plus de résistance aux vagues d'angoisse. Comme une digue molle. Il faut que le corps se crispe dans la dette du sommeil, l'esprit se détourne alors un peu de sa névrose, la fatigue physique épuise l'énergie sombre.
Ascolto la notte leggera, il vento che riesce a spingere lentamente via i residui dell'umidità prenotturna. Come una guida, mi consiglia le pagine da sfogliare, mi mostra l'estetica dell'ascolto, la forma naturale, regola del futuro sopra di me. Je dénigre ce que j'aime pour le garder pour moi. Le partage des sentiments en emporte des bouts. C'est pour cela que je ne partage avec les autres que du gratuit. Pas en hypocrite. En prudent. En pauvre, habitué à cacher ce qu'il possède. Quand on m'envie quelque chose, j'ai l'impression qu'on me vole. Je ternis donc ce qui compte pour moi, pour détourner les attentions. L'avidité des autres pour notre essentiel est sans limites. Lo credo? Forse in parte, forse no. Ma questa base mi fa bene, mi fa aprire lo spirito, mi tiene vicino a tante storie, mi protegge e mi svela le novità, lo sguardo alterno, la voce intrecciata.... as if my life has just begun. Il me faudrait un ami inconnu. Un étranger qui me donnerait un avis nouveau. Au bon moment. Par surprise. Sans explication. Un papier que je trouverais dans ma poche, avec le prénom de l'une ou l'autre, inscrit sans commentaire.Comme un bulletin de vote. Lo scrittore e il suo protagonista. Autobiografia romanzata che risale la china del grande secolo. Fuori limite, è confusione, caos abituale, la buona sorte delle righe scritte veloci. Il coraggio di un comizio. La parola altrove e la morte vicina, cercata, processata. Da capo. Lungo molte terre. Con le scapre buone, la suola intatta.
Je réflechis à mes décisions entre deux miroirs pour les multiplier à l'infini.
Je marche souvent à travers Paris, ou je roule en vélo. Sans but.
Je vais loin.
J'attends que mon coeur se lasse.
Mon coeur ne se lasse pas.
Tribute to,
Alino [Teramo, Appennini innevati] 22 giugno tutt’al piùQuella luce di mattina, quando i tenui vapori dell’alba si sono ormai dissolti, gli ha dato aria, lo ha risvegliato dal torpore. E’ un essere silenzioso, fatto di respiri trattenuti, di ore passate con gli occhi fissi verso un soffitto estraneo, deforme, di parole non dette, di offese subite per non battersi contro la fatica dell’ideale, la metafisica dei sogni sinceri. Poi rimane poco. Sì perché a copione letto, lui si è reso conto che ha pochi margini di libertà, scarsi frammenti nei quali può mettere in rilievo la bellezza del suo sorriso. Ricomincia la prosopopea delle Parole Giganti, dei Grandi Consensi, dei Sicuri Tentennamenti del Capo, nell’ufficio dei Consigli Smarriti. Accanto sta il silenzio, dimora lieve e con coraggio nei momenti di distensione fra le persone care, gli amici di sempre e i nuovi invitati. E' a suo agio e quasi non lo noteresti più…. Lui è là, con una maglia dalle maniche troppo lunghe, tiene le mani fra le ginocchia accavallate, quasi a coprire le ultime vestigia di un corpo oltremodo vilipeso, tirato in campo da occhi indiscreti, da sguardi voluttuosi e infecondi. Il suo equilibrio è più precario, è una lotta, o una corsa, contro il divieto, la paura di una conferma: “mi dispiace, lo sa già da tempo, qua non ha più niente da fare”. Concentrato di idee futili, di falsi progetti, di trite proposte, incapace, di istinto, di aprirsi al nuovo, di cambiare strada, di toccare la fantasia e con lei andare a fondo, o in alto. Diresti che è una persona distinta, ma è solo divisa, dissociata e incapace di trasfigurare il reale per decifrarne le passioni e le volontà. Lo riterresti particolare, forse degno di stima, ma è una caricatura bugiarda di una vecchia forma ormai consunta, masticata dalle bocche incoscienti di un popolo che deve a lui un giorno di buonumore o di sollievo. Lo vorresti capace di amare andando avanti, ma lui può solo aiutare ripetendosi, come l’odore delle viole sotto il sole di maggio; fa bene, dà pace, riempie le narici stanche dell’aria viziata del seminterrato, è una tregua. Sempre la stessa. Poi la finestra si chiude, è sufficiente così e c’è molto da fare. E tu,
Alino
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